Disturbi alimentari: differenze di genere e fattori di rischio

Disturbi alimentari: differenze di genere e fattori di rischio

Disturbi alimentari: differenze di genere e fattori di rischio

Quelli che il DSM-V ha recentemente rinominato Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (APA, 2013), di cui i principali sono Anoressia nervosa, Bulimia nervosa e Disturbo da binge-eating (Disturbo da alimentazione incontrollata), sono tra i disturbi psicologici più altamente insidiosi ed invalidanti, soprattutto in termini di qualità di vita. I disturbi alimentari hanno un picco di incidenza tra i 15 e i 19 anni ed è stata dimostrata una tendenza verso la diminuzione dell’età di insorgenza nelle generazioni più giovani (16 anni per l’anoressia nervosa, 17 anni per la bulimia nervosa) (Favaro et al., 2009). Tuttavia, i sintomi di questi disturbi, come i comportamenti messi in atto e le credenze tipiche, possono essere già ampiamente presenti nella pre-adolescenza e nella prima adolescenza.

Un recente studio (Micali et al., 2015) ha valutato, come primo scopo, la prevalenza dei comportamenti connessi ai disturbi alimentari (come ad esempio seguire una dieta, digiuno e/o attività fisica eccessiva, abbuffarsi e mettere in atto condotto di eliminazione come vomito autoindotto e/o uso inappropriato di lassativi) e di alcune delle relative credenze cognitive (insoddisfazione per il proprio corpo, preoccupazioni per la forma ed il peso, pressione a perdere peso) all’età di 14 anni, in un ampio campione di ragazzi e ragazze del Regno Unito. Il secondo scopo dello studio era quello di determinare se alcuni fattori di rischio, precedentemente individuati all’età di 10 anni, fossero in grado di predire i comportamenti e le credenze, associati ai disturbi alimentari, sviluppati successivamente. I fattori di rischio all’età di 10 anni presi in considerazione sono stati: 1) individuali: l’insoddisfazione per il proprio corpo, il peso (misurato con l’indice di massa corporea, BMI) e il livello di autostima; 2) genitoriali: storia di un precedente disturbo alimentare da parte della madre; 3) familiari: svantaggio socioeconomico nella prima e tarda infanzia.

Come ampiamente atteso dagli autori, l’insoddisfazione per il proprio corpo, le preoccupazioni per il peso e la forma del corpo, la pressione a perdere peso, seguire una dieta e l’abbuffarsi e mettere in atto condotte di eliminazione, sono risultati essere fenomeni largamente più presenti nelle femmine rispetto ai maschi. Molto più interessanti sono stati i risultati riguardanti l’effetto dei possibili fattori di rischio misurati all’età di 10 anni sui successivi comportamenti e credenze legate ai disturbi alimentari, misurati all’età di 14 anni. Come già precedentemente riportato, gli autori hanno rilevato un effetto significativo dell’insoddisfazione per il proprio corpo mostrata all’età di 10 anni nel predire le preoccupazioni per il peso e la forma del corpo, l’insoddisfazione per il proprio corpo, la pressione a perdere peso e la tendenza a seguire una dieta, mostrati successivamente all’età di 14 anni dalle ragazze. L’aspetto interessante è che, al contrario, nei ragazzi l’effetto dell’insoddisfazione corporea a 10 anni è in grado di predire i successivi comportamenti e credenze legate ai disturbi alimentari solamente interagendo con il BMI. Questo significa che ragazzi con elevato BMI ed un’alta insoddisfazione per il proprio corpo tendono a sviluppare più alti livelli di credenze e comportamenti legati ai disturbi alimentari, ma non è stato rilevato questo tipo di associazione in ragazzi con BMI più basso e quindi più magri. Questi effetti differenziali legati al sesso potrebbero essere fortemente connessi ad aspettative sociali e culturali: considerate le minori pressioni sociali sui ragazzi verso la magrezza, è possibile che l’insoddisfazione precoce per il proprio corpo precipiti comportamenti e credenze disfunzionali solamente nei ragazzi sovrappeso od obesi, mentre, spesso, anche ragazze magre possono ugualmente avvertire la pressione a dimagrire.

L’avere una madre con una storia di un precedente disturbo alimentare (anoressia e/o bulimia nervosa) si è dimostrata essere una variabile in grado di predire più alti livelli di insoddisfazione per il proprio corpo e preoccupazioni legate al peso e alla forma del corpo nelle ragazze e più alti livelli di comportamenti legati al seguire una dieta nei ragazzi. L’effetto era ancor più significativo per le madri che avevano presentato sia anoressia che bulimia. Lo svantaggio socioeconomico familiare non ha mostrato alcun effetto nel predire lo sviluppo di comportamenti o credenze legate ai disturbi alimentari. Al contrario, un’elevata autostima si è mostrata essere un importante fattore protettivo nel prevenire lo sviluppo di comportamenti e credenze legati ai disturbi alimentari. E’ stato interessante rilevare che l’effetto protettivo dell’elevata autostima si è mostrato essere più forte tra i ragazzi rispetto alle ragazze.

L’insoddisfazione per il proprio corpo all’età di 10 anni si è, quindi, rivelato essere un importante predittore dello sviluppo di successivi comportamenti e credenze legati ai disturbi alimentari. Considerate le differenze osservate tra ragazzi e ragazze, è da suggerire un intervento precoce, a livello preventivo, nelle ragazze con alta insoddisfazione per il proprio corpo in tarda adolescenza e nei ragazzi in sovrappeso od obesi con insoddisfazione corporea.

Andrea Poli

Psicologo – Psicoterapeuta

Riferimenti:

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.). Washington, DC.
  • Micali, N., De Stavola, B., Ploubidis, G., Simonoff, E., Treasure, J., & Field, A. E. (2015). Adolescent eating disorder behaviours and cognitions: gender-specific effects of child, maternal and family risk factors. The British Journal of Psychiatry, 207(4), 320-327. doi: 10.1192/bjp.bp.114.152371
  • Favaro, A., Caregaro, L., Tenconi, E., Bosello, R., & Santonastaso, P. (2009). Time trends in age at onset of anorexia nervosa and bulimia nervosa. J Clin Psychiatry, 70(12), 1715-1721. doi:10.4088/JCP.09m05176blu

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