Il bambino che è in noi...

Il bambino che è in noi...

Il bambino che è in noi…

Il Bambino che è dentro di noi è una parte della nostra personalità che resta sempre bambina e che quindi mantiene in se’ le caratteristiche legate al mondo dell’infanzia. E’ l’aspetto di noi che porta nella nostra vita la giocosità, la creatività, lo stupore, il desiderio, il contatto con lo spirito, il rapporto con il nostro corpo ma anche il bisogno, l’imperfezione, la vulnerabilità, la fragilità, la paura e tutto ciò che concerne il nostro mondo emotivo.

Questo è il mondo del bambino fatto di emozioni ed azioni senza filtri un mondo caratterizzato da io sento = io faccio dove la sola regola è che il piacere è un diritto e quando viene negato viene meno la stessa esistenza del vivere quindi il bambino va incontro ad un dramma, una vera frustrazione, un dolore, l’ angoscia di non poter soddisfare i propri bisogni.

Da qui la nascita di tutte le nostre strategie, le difese, le armature, le maschere che costruiamo per proteggerci da questo dolore che nel mondo del bambino è indecifrabile spesso insopportabile.

Solo con l’ attenzione del genitore, con la presenza, con l’ amore con la capacita di saper stare con questo dolore e saperlo comprendere che il bambino può superare il dramma. E’ questo rapporto, fatto di emozioni, sensazioni, capacità empatica e dialogo che il bambino impara a mentalizzare a pensare e quindi interpretare ciò che sta vivendo, questa chiave apre la porta alla trasformazione, al cambiamento e al superamento del limite e ha bisogno di astenersi dal giudizio dalla critica che ferisce e dalla sostituzione ma al contrario necessita di essere caratterizzata dal sostegno, dal confronto, dall’ accoglienza, dal saper trasferire contenimento e limite. Il bambino così può fare esperienza dei propri confini, dei propri tempi che hanno bisogno che siano chiari, diversi da quelli del genitore per fare in modo che faccia esperienza piena di sé del suo essere bambino e non genitore.

Questa chiave si chiama relazione.

Ma quando questo non avviene ? Quando il bambino non fa esperienza di questa relazione cosa succede?

Quello che viviamo da bambini e non riusciamo a trasformare rimane fisso, bloccato dentro di noi e condiziona il nostro presente attraverso la sofferenza e le strategie compensative che abbiamo messo in atto per non soffrire.

Nel corso di tutta la nostra vita questo stato bambino fatto dei nostri comportamenti, pensieri ed emozioni vive dentro di noi è iscritto nella nostra memoria e come la storia vive nella nostra cultura e caratterizza il nostro modo di pensare nel nostro presente cosi il bambino che è in noi caratterizza quello che viviamo nel qui ed ora, ci parla, si fa sentire e attiva un dialogo interno, chiede ascolto e riconoscimento per soddisfare i propri bisogni.

Perché a questo bambino interiore a volte rischiamo di non dargli ascolto di non sentirlo di negarlo?

Come ci sentiamo se non lo facciamo sentire parte di noi, se non lo riconosciamo e non lo facciamo sentire sicuro?

Perché lo teniamo nascosto dentro di noi e facciamo in modo che emerga per farsi riconoscere solo attraverso strategie inconsce spesso distruttive?

Rispondere a queste domande è difficile. Per avvicinarci a comprendere il perché possiamo focalizzarci sull’importanza delle difese che costruiamo per proteggerci dalla sofferenza e come queste stesse protezioni si trasformano nelle nostre prigioni durante lo sviluppo della nostra esistenza.

Infatti nel corso della nostra crescita, si sviluppa tutto il nostro sistema protettivo, le nostre maschere, le nostre corazze e tutto questo va bene, viviamo in mezzo agli altri e dobbiamo anche saperci proteggere, ma il nostro sistema protettivo, nell’intento di proteggere, spesso finisce per soffocare la parte bambina per renderla inaccessibile. Non la sentiamo più, siamo ormai identificati con il mondo dei “grandi”, siamo adulti, siamo seri, siamo responsabili.

Però il bambino interiore resiste e sopravvive dentro di noi, ed anche fuori di noi, anzi se facciamo un passo indietro vediamo che fa parte della nostra civiltà.

Pensate ai miti, alle favole, da Pollicino, a Cenerentola, a Hansel e Gretel, tutto ci parla di bambini maltrattati, abusati, di mostri e streghe cattive, ma pure di magia e salvezza, di redenzione e potere. Anche attraverso le favole ed i miti noi recuperiamo il contatto con il nostro Bambino interiore.

Questo avviene perché abbiamo la capacità di identificarci: tutti siamo stati piccoli ed indifesi, tutti siamo stati sgridati o abbiamo subito ingiustizie, tutti abbiamo avuto paura di perdere la sicurezza, l’approvazione, l’amore dei genitori, e tutti avremmo voluto per magia recuperare l’amore, il calore, il benessere originario.

Il Bambino interiore è quindi una realtà nella nostra struttura psicologica.

Il bambino rappresenta l’inizio e la fine, la creatura che esiste prima dell’ uomo, ma anche la creatura finale, o meglio, una anticipazione di quello che la creatura sarà, una anticipazione della vita oltre la morte.

Quindi l’archetipo del Fanciullo è legato alla “nascita e rinascita”, è legato a tutte le qualità di gioia e creatività, ma può avere anche una connotazione negativa.
Infatti, se da un lato il bambino rappresenta il rinnovamento della vita, la spontaneità, ed una nuova apertura verso il futuro, dall’altro manifesta anche un aspetto distruttivo: “l’infantilismo” che deve essere sacrificato per poter crescere: ciò che porta l’adulto a essere dipendente, pigro, a fuggire i problemi e le responsabilità della vita. E’ come se il bambino interiore facesse i capricci, come se dicesse: “Voglio tutto, voglio averlo ad ogni costo e sono gli altri che me lo devono dare”

Cosa significa questo?

Che una persona adulta che utilizza nel suo modo di essere solo il bambino interiore, che lo mette in evidenza, può apparire sicuramente gioioso, simpatico, compagnone, con una gran facilità di rapporti, ma può essere totalmente incapace di prendere decisioni, di assumersi delle responsabilità, di sacrificarsi, di fare le cose regolarmente.

E’ una persona cara, ma ha sempre bisogno di appoggiarsi agli altri, che non sa accudirsi e cavarsela da solo.

Allora, crescere diventare adulti è necessario, è buono.

Ma come crescere e diventare adulti senza perdere il senso della totalità, della creatività, come uscire dalla vita fantasia dell’infanzia mantenendo intatti i valori del bambino?

E’ necessario attivare una modalità genitoriale interna capace di guardare, ascoltare riconoscere e dialogare con il bambino che è in noi per poterlo autorizzare ad esprimersi dargli i permessi, i limiti, le regole di cui ha bisogno per sentirsi sicuro di sé che va bene cosi com è che quello che sente non è sbagliato che può manifestarlo e che grazie alla possibilità di esprimersi il genitore gli permetterà di evolversi di essere guidato all’esplorazione.

In questo modo il bambino sarà capace di affidarsi attraverso una relazione di reciproca fiducia cosi da poter crescere allargando i confini della sua mente e sviluppando una capacità cognitiva capace di dare significato a ciò che sente dentro di sé integrandolo con ciò che accade fuori da sé nella relazione con la realtà.

Bisogna conoscere il proprio Bambino interiore nelle sue contraddizioni, nei suoi aspetti molteplici, nei suoi lati luminosi e di ombra. Non c’è altra strada, conoscere, riconoscere, accettare questa parte di noi, farla fiorire per recuperarne le qualità.

E’ necessario restare bambini pur essendo divenuti adulti.

E’ necessario recuperare la spontaneità, la creatività, la fantasia per equilibrare un mondo adulto spesso svuotato, in cui viene a mancare l’entusiasmo, in cui non si sa godere del qui ed ora, in cui ci si vergogna ad esprimere le proprie emozioni, ci si vergogna a chiedere.

Nutrire il proprio Bambino interiore significa recuperare lo sguardo infantile, lo sguardo incantato.

Il bambino è l’apertura nei confronti del mondo e nei confronti degli altri, è la spinta verso la vita e verso il nostro benessere.

Dott. Manuel Del Sante – Psicologo, Psicoterapeuta, Psicomotricista,Psicologo esperto in psicologia dello sport

Riferimenti bibliografici

L. J. Cohen “ Gioca con me”
I. S. Vann Joines “ L’Analisi Transazionale”
C. Moiso e M. Novellino “Stati dell’Io”
J. Bowlby “Una base Sicura”

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.