La Terapia basata sulla compassione

La Terapia basata sulla compassione

La Terapia basata sulla compassione

All’interno del panorama psicoterapeutico degli ultimi anni, sempre maggior attenzione è stata posta ai processi psicologici che accomunano le diverse etichette diagnostiche. Tra questi, un ruolo di primaria importanza sembra essere rivestito da un atteggiamento critico e svalutante verso se stessi (Gilbert, 2017; Shahar et al., 2014). Esso si caratterizza per un dialogo interno volto al disprezzo, al biasimo e all’invalidazione dei propri vissuti interni (pensieri ed emozioni) e dei propri comportamenti. La letteratura riporta come tale atteggiamento non sia presente solo in persone affette da psicopatologia, ma è rintracciabile trasversalmente in tutta la popolazione generale (Manfredi et al., 2016). Le persone con alti livelli di autocritica sono caratterizzate dalla difficoltà di rivolgersi parole connotate da calore e gentilezza; questo impedisce loro di gratificarsi e provare sentimenti di pace, calma e tranquillità.

Alti livelli di autocritica sembrano associarsi a un maggior tasso di psicopatologia tra cui depressione (Gilbert et al., 2005; Castilho et al., 2016), ansia sociale (Cox et al., 2004) e disturbi alimentari (Fenning et al., 2008).

Ridurre quindi i livelli di autocritica diviene un obiettivo di primaria importanza per alleviare la sofferenza psicologica e aumentare il benessere della persona.

Tra i diversi approcci psicoterapeutici nati negli ultimi anni, la Compassion Focused Therapy ha come obiettivo specifico quello di ridurre il grado di autocritica e promuovere nel paziente nuove modalità di rivolgersi a se stesso centrate sulla comprensione e il sostegno. Lo scopo è quello di permettere alla persona di attivare nuovamente in sé emozioni di calma, pace e sicurezza.

Secondo Paul Gilbert (2010), padre della Compassion Focused Therapy, le emozioni possono essere raggruppate in tre grandi insiemi, ciascuno generato da uno specifico sistema emotivo (Depue & Morrone-Strupinsky, 2005):

Il sistema di protezione della minaccia, responsabile delle emozioni negative come la paura, la rabbia o la tristezza, ha come obiettivo quello di tenere al sicuro la persona dai pericoli fisici (aggressioni) o sociali (esclusione dal gruppo).

Il sistema di ricerca di risorse che genera emozioni positive ad alta intensità come l’eccitazione e l’euforia, si associa alla ricerca di stimoli e beni come il cibo o il denaro.

Il sistema calmante che origina emozioni positive a bassa intensità come la calma, la tranquillità e il senso di sicurezza. Questo sistema ha lo scopo di regolare gli altri due ed è stimolato attraverso segnali di affiliazione e connessione con gli altri.

Essendo l’essere umano altamente sensibile all’ambiente in cui cresce, alcune esperienze di vita, specialmente relative ai primi anni, possono inibire l’attivazione del sistema calmante rendendo ipertrofici gli altri due sistemi. La persona si troverà a provare con estrema facilità le emozioni negative generate dal sistema di protezione della minaccia e con meno frequenza le emozioni positive a bassa intensità, arrivando fino al punto di temerle (Feldman et al., 2007).

La Compassion Focused Therapy ha come primo obiettivo quello di riattivare la capacità della persona di accedere alle emozioni di calma e sicurezza stimolando il sistema calmante. In maniera simile a un percorso riabilitativo, questo scopo è raggiunto attraverso lo sviluppo di un particolare atteggiamento verso sé e gli altri chiamato “atteggiamento compassionevole”.

In questo contesto è necessario sottolineare che il termine compassione non ha una connotazione pietistica, non è commiserazione. Essere compassionevoli si riferisce alla capacità (e al coraggio) di riconoscere la sofferenza in se stessi e negli altri unita al desiderio di mettere in atto azioni che possano alleviarla o prevenirla. La compassione pone l’accento sia sulla componente empatica della mente umana, sia sull’assunzione di responsabilità necessaria per lenire il dolore psicologico (Gilbert, 2017).

Al fine di stimolare un atteggiamento compassionevole e, di conseguenza, il sistema calmante, il percorso terapeutico si avvale di una molteplicità di tecniche volte a rendere la persona capace di dare e ricevere segnali sociali di accettazione e connessione. Ad esempio, la modificazione del proprio dialogo interno al fine di renderlo più supportivo (“Mi sono impegnato, ho raggiunto alcuni risultati e ho compreso dove posso migliorare”) che autocritico (“Ho fallito, sono uno stupido”) genera spesso un grande cambiamento e una riattivazione del sistema calmante.

Per quanto il percorso terapeutico della Compassion Focused Therapy sia per sua natura flessibile e adattabile, possono essere rintracciate alcune fasi che ne scandiscono il progresso. Inizialmente viene dato spazio al problema riportato dalla persona e sono fornite informazioni di carattere psico-educativo su come funziona la mente umana e sulle influenze evoluzionistiche che l’hanno plasmata. Successivamente vengono introdotti brevi esercizi di respirazione e osservazione del pensiero (mindfulness), per poi passare all’acquisizione di nuovi modi di rapportarsi alle difficoltà e ai problemi che il paziente esperisce nella propria vita. A tal fine sono utilizzate tecniche di immaginazione guidata, scrittura di diari, allenamento nell’utilizzo del ragionamento compassionevole, sviluppo delle abilità di rispondere in modo costruttivo alla propria autocritica e tecniche standard della terapia cognitivo-comportamentale come la registrazione del pensiero o l’esposizione graduata. Infine, arrivati al termine del percorso, l’obiettivo diviene quello di mantenere i risultati raggiunti generalizzando il ricorso alle abilità apprese al di fuori delle sedute.

Ad oggi una notevole letteratura indica come la Compassion Focused Therapy risulti un trattamento efficace per molti disturbi psicologici inclusa la depressione (Gilbert & Procter, 2006), l’ansia (Judge et al., 2012), il disturbo da stress post-traumatico (Beaumont et al., 2012), i disturbi alimentari (Gale et al., 2012), i disturbi di personalità (Lucre & Corten, 2012), ma si è dimostrata utile anche in ambito non psicopatologico nel miglioramento del benessere psicologico generale e nella gestione dello stress (Beaumont et al., 2016).

Dott. Duccio Baroni – Psicologo, Psicoterapeuta, PhD.

Riferimenti bibliografici

Beaumont, E., Durkin, M., Hollins Martin, C., & Carson, J. (2016). Compassion for others, self-compassion, quality of life and mental well-being measures and their association with compassion fatigue and burnout in student midwives: A quantitative survey. Midwifery, 34, 239-244. doi: 10.1016/j.midw.2015.11.002

Beaumont, E., Jenkins, P., & Galpin, A. J. (2012). ‘Being kinder to myself’: a prospective comparative study, exploring post-trauma therapy outcome measures, for two groups of clients, receiving either cognitive behaviour therapy or cognitive behaviour therapy and compassionate mind training. Counselling Psychology Review, 27(1), 31-43.

Castilho, P., Pinto-Gouveia, J., & Duarte, J. (2015). Evaluating the Multifactor Structure of the Long and Short Versions of the Self-Compassion Scale in a Clinical Sample. Journal Of Clinical Psychology, 71(9), 856-870. doi: 10.1002/jclp.22187

Cox, B., Fleet, C., & Stein, M. (2004). Self-criticism and social phobia in the US national comorbidity survey. Journal Of Affective Disorders, 82(2), 227-234. doi: 10.1016/j.jad.2003.12.012

Depue, R., & Morrone-Strupinsky, J. (2005). A neurobehavioral model of affiliative bonding: Implications for conceptualizing a human trait of affiliation. Behavioral And Brain Sciences, 28(03). doi: 10.1017/s0140525x05000063

Feldman, G., Hayes, A., Kumar, S., Greeson, J., & Laurenceau, J. (2006). Mindfulness and Emotion Regulation: The Development and Initial Validation of the Cognitive and Affective Mindfulness Scale-Revised (CAMS-R). Journal Of Psychopathology And Behavioral Assessment, 29(3), 177-190. doi: 10.1007/s10862-006-9035-8

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Gilbert, P. (2005). Evolution and depression: issues and implications. Psychological Medicine, 36(03), 287. doi: 10.1017/s0033291705006112

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Judge, L., Cleghorn, A., McEwan, K., & Gilbert, P. (2012). An Exploration of Group-Based Compassion Focused Therapy for a Heterogeneous Range of Clients Presenting to a Community Mental Health Team. International Journal Of Cognitive Therapy, 5(4), 420-429. doi: 10.1521/ijct.2012.5.4.420

Lucre, K., & Corten, N. (2012). An exploration of group compassion-focused therapy for personality disorder. Psychology And Psychotherapy: Theory, Research And Practice, 86(4), 387-400. doi: 10.1111/j.2044-8341.2012.02068.x

Manfredi, C., Caselli, G., Pescini, F., Rossi, M., Rebecchi, D., Ruggiero, G., & Sassaroli, S. (2016). Parental criticism, self-criticism and their relation to depressive mood: an exploratory study among a non-clinical population. Research In Psychotherapy: Psychopathology, Process And Outcome, 19(1). doi: 10.4081/ripppo.2016.178

Shahar, B., Szepsenwol, O., Zilcha-Mano, S., Haim, N., Zamir, O., Levi-Yeshuvi, S., & Levit-Binnun, N. (2014). A Wait-List Randomized Controlled Trial of Loving-Kindness Meditation Programme for Self-Criticism. Clinical Psychology & Psychotherapy, 22(4), 346-356. doi: 10.1002/cpp.1893

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