Sviluppare l’empatia a scuola

Sviluppare l’empatia a scuola

Sviluppare l’empatia a scuola



La biologia ti dà un cervello, la vita lo trasforma in una mente.

(Eugenioes J.)

Per trattare questo tema assai discusso possiamo prendere in prestito il contributo che attualmente la neuroscienza ha prodotto, individuando e descrivendo le modalità con cui le informazioni vengono elaborate e immagazzinate nella memoria. Il nuovo campo di ricerca e sperimentazione denominato neurodidattica permette l’incontro tra didattica e neuroscienze introducendo così una esemplificazione di come il pensiero possa ramificarsi e mantenersi all’interno di una qualsiasi esperienza di apprendimento. Tutto questo per dire che anche l’empatia non è un un bene innato, ma acquisito, appreso e forse anche fortemente voluto se esercitato. Nel contesto scolastico si fa un gran parlare del profilo dello studente, che deve conseguire certi obiettivi generali alla fine di ogni ciclo di istruzione; questi obiettivi si chiamano competenze. Adesso la formazione passa attraverso più processi educativi. Si definisce il processo di formazione come quello che il teorico Gardner elaborò per la Teoria delle Intelligenze Multiple, a più dimensioni. La scuola si pone la finalità di promuovere e consolidare nei bambini lo sviluppo dell’identità per poter vivere serenamente, stare bene, sentirsi sicuri, imparare a conoscersi e ad essere riconosciuti come persona unica ed irripetibile. Sviluppare l’autonomia per permettersi di avere fiducia in sé e fidarsi degli altri tanto da poter esprimere adeguatamente sentimenti ed emozioni, partecipare alle negoziazioni motivando opinioni, saper chiedere aiuto e infine assumere atteggiamenti sempre più consapevoli e responsabili. Queste finalità sono perseguite e organizzate in un ambiente di vita quotidiano, possibilmente familiare ma sicuramente sperimentato anche con gli operatori della comunità scolastica. La scuola se è attenta è capace di far evolvere tali disponibilità che aiuteranno gli individui in un futuro, non solo nella loro vita quotidiana, nella sfera domestica e nella società, ma anche nel posto di lavoro, ad avere consapevolezza, efficacia nel contesto in cui operano e a poter cogliere le opportunità che si offrono. Il ruolo degli stati emotivi nei contesti educativi sono stati evidenziati anche in ambito neuroscientifico, sembra che la riuscita negli studi superiori, gli esiti professionali, il benessere della vita adulta siano determinati certamente da adeguate capacità cognitive ma anche da altri fattori che entrano in gioco. Stiamo parlando di competenze di vita come quelle personali e relazionali definite trasversali: coscienziosità, perseveranza, socievolezza, curiosità, capacità di ordinare le emozioni. L’importanza delle Character skills a cui sono giunti attraverso risultati significativi le ricerche di James J. Heckman, economista e vincitore del premio Nobel nel 2000 mettono in evidenza come queste siano capacità influenzate sia da componenti genetiche che si sviluppino nel ciclo di vita di una persona in alcuni periodi definiti “critici” (prima infanzia , età scolare ed adolescenza) e specialmente possono essere estese ed incrementate con specifici interventi educativi. Vien da sé che educare abilità sociali, personali e di relazione accanto ad una buona cultura generale è uno dei compiti della scuola. Si deve educare tenendo conto della complessità dell’individuo formando persone e cittadini prosociali, altruisti e responsabili. Ma allora quali sono gli interventi educativi più efficaci? Uno di questi è vedere l’empatia come una metacompetenza, intesa come creazioni di ponti con chiunque si abbia davanti: ascolto, collaborazione, mediazione, risoluzione di problemi. Stati emozionali positivi permettono di spingersi a proiettarsi fuori dagli schemi consueti e ad aprirsi alle novità delle conoscenza, mantenendo uno stato mentale sicuro ogni volta che se ne ravvisi l’esigenza. Approcciare l’empatia con i bambini è molto più semplice da fare rispetto ad un adulto ben strutturato. Una buona freccia da usare al nostro arco è sicuramente l’utilizzo del cooperative learning che permette di affrontare numerosissime abilità sociali, da quelle micro, come ad esempio lo stare seduto e rispettare i turni di parola, a quelle più complesse quali l’ascolto e il problem solving. Spiegare ai bambini che nei gruppi cooperativi le persone si comportano e operano in modo da creare dei ponti con gli altri, cercano di capirsi, di trovare soluzioni insieme, chiedono e danno aiuto e sono felici dei risultati acquisiti. Questo però non basta è necessario aggiungere un gradino perché si possa stimolare una riflessione sul buon utilizzo del lavoro cooperativo. È fondamentale porre l’attenzione sul come ci si sente in un gruppo di lavoro in cui i compagni comunicano in modo aggressivo piuttosto dove abbiamo sperimentato empatia, concetto che per i più piccoli può essere sostituito con la parola gentilezza. Scaricare, elaborare e condividere le emozioni porta la formazione su un diverso livello, quello della padronanza dei propri stati mentali, capacità di dare un significato ai dati esperienziali e di facilitare il compito di selezionare e organizzare l’esperienza proprio tramite la formazione di schemi di apprendimento. Condividere nel contesto classe è una gran forma di prevenzione dei comportamenti disadattivi, migliorando l’autostima e il benessere di tutti oltre che a favorire un apprendimento efficace. Si fa un gran parlare di empatia e io stessa in quanto operatrice scolastica mi trovo spesso ad affrontare contesti complessi e pruriginosi. Si è tentati di ricorrere ad azioni che a lungo termine non portano alla soluzione di nessun problema, ed è questa la vera sfida umana e da individuo. Si fa un gran parlare di empatia, ma non è innata, non è un concetto vuoto come spesso sembra. È un percorso lungo e a volte travagliato, ma come tutte le conquiste fortemente esercitate è un mistero svelato potentissimo.

Dott.ssa Gianna Morbidelli – Psicologa, Psicoterapeuta

Riferimenti bibliografici

Barbirato,L. (2018), Le applicazioni didattiche delle neuroscienze, Nuovo Gulliver News n 200, edizione didattiche Gulliver

Barbirato, L. (2019) Liberare le emozioni in modo positivo, Nuovo Gulliver News n 201, edizione didattiche Gulliver.

Cfr.Siegel D.J.,(2008), Mindfullness e cervello, Raffaello Cortina, Milano.

Kagan S.,(2000), Apprendimento cooperativo. L’ approccio strutturale, Edizioni Lavoro,Roma

Montano, A. e Villani S. (2016) Programma di Mindfullness “il fiore dentro”, Eclipsi

Mandrile, C. (2017), Educare alle Character skills, Nuovo Gulliver News n 187, edizione didattiche Gulliver

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca , (2012) Indicazioni nazionali per il curriculum della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione.

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